Il cioccolato fondente

Parafrasando la frase sui gatti detta da quel politico cinese, si può affermare con sicurezza: non importa che il cioccolato sia dolce o amaro, l’importante è che sia fondente.

Infatti la ricchezza dei benefici che fornisce è proporzionata alla quantità di cacao che contiene. Sono lontani i tempi in cui era considerato un consumo voluttuario; oggi, da un lato è un vero e proprio alimento usato soprattutto in pasti sostitutivi, dall’altro è da considerarsi a tutti gli effetti un vero “farmaco” soprattutto per le qualità antiossidanti dovute al suo contenuto in polifenoli.

Eppure, malgrado la frenetica commercializzazione del cacao porti sul mercato innumerevoli prodotti (al latte, bianco, con nocciole, con spezie, spalmabile, in polvere, da bere…), solo quello fondente mantiene le sue qualità farmacologiche.

I suoi flavonoidi (composti polifenolici metaboliti tra i quali, soprattutto, l’epicatechina) operano sulle fibre muscolari cardiache mantenendole dilatate prevenendo così infarti e ictus. È noto ormai come il consumo di cacao porti all’abbassamento dell’incidenza dell’ipertensione arteriosa perché i flavonoidi stimolando la produzione e il rilascio di ossido nitrico promuovono la vasodilatazione e bloccano l’ossidazione del colesterolo LDL (cattivo).

Al tempo stesso i flavonoidi agiscono sull’encefalo, migliorando il flusso sanguigno, favorendo la difesa del circolo cerebrale e inoltre migliorano la memoria in quanto si accumulano nelle regioni deputate all’apprendimento. Sono ormai accertate le connessioni tra l’assunzione di cacao e l’attività neuroelettrica che avvia i meccanismi su ragionamento, intelletto, sincronizzazione, memoria, umore. Infatti, mangiando cioccolato si introduce serotonina, un antidepressivo naturale che svolge un’azione positivamente eccitante sviluppando buonumore. Sempre nel campo della neurofisiologia, dobbiamo dire che il cioccolato è un fornitore di magnesio e quindi esercitando un ruolo benefico sui ritmi del sonno dovrebbe essere assunto da chi ha problemi nel dormire.
Siccome le infiammazioni croniche aumentano il rischio di infarto e ictus, il consumo di cioccolato fondente aumenta la produzione di agenti antiinfiammatori, soprattutto prostaglandine e trombossani con conseguente diminuzione del livello ematico di Proteina C Reattiva e riduzione dei rischi infiammatori e cardiaci.

Basta l’assunzione di 6,7 g di cioccolato fondente al giorno per ridurre del 17% l’infiammazione e di ¼ il rischio cardiovascolare. Il consumo massimo potrebbe essere una tavoletta da 100 g in una settimana perché il cioccolato è un alimento molto calorico (500 kilocal/ 100 g) e contiene anandamide, una sostanza che da quella dipendenza chiamata “cioccolismo” che colpisce quelle persone che arrivano a consumarne anche un chilo a settimana. Inoltre contiene caffeina e teobromina per cui è da evitare in caso di tachicardia, gravidanza e allattamento. Stimola il rilascio di istamina e quindi è da escluderne l’assunzione da parte di soggetti affetti da pseudoallergie alimentari, dermatiti atopiche infantili e reflusso gastroesofageo.