Olio di palma, pro e contro

I suoi pregi sono evidenti: è di origine vegetale, le sue caratteristiche simile al burro lo rendono utilizzabile per la maggior parte dei prodotti da forno, è insapore, non irrancidendo facilmente può essere utilizzato per prodotti di lunga durata, resiste bene alle varie temperature, non avendo bisogno di idrogenazione non forma acidi grassi trans che danneggiano l’apparato cardiocircolatorio, è facilmente digeribile per la presenza di acidi grassi a media catena che attraversano facilmente la mucosa intestinale.

Eppure, da diversi anni, è in atto una campagna mediatica volta contro questo prodotto tanto che ormai è un’ovvietà leggere la scritta “senza olio di palma” sulle confezioni alimentari, un modo ingannevole per dimostrare la presunta bontà di una derrata come se la sola assenza di questo olio renda validi gli altri ingredienti.

Restando limitati al campo nutrizionale le principali accuse rivolte sono: l’alto contenuto di grassi saturi (45-50%) provoca formazione di placche arterosclerotiche e iperproduzione di colesterolo e trigliceridi con conseguente aumento di rischio di malattie cardiovascolari, aumento del rischio di obesità, sviluppo di contaminanti cancerogeni.

A dire il vero, dire olio di palma è riduttivo perché deriva (o dovrebbe derivare) solo dalla spremitura della polpa del frutto e non dal nocciolo da cui deriva l’olio di palmisto che non solo è diverso dall’olio di palma ma è simile a quello della palma da cocco. Infatti, dalla spremitura del frutto si ottengono tre tipi di olio: grezzo rosso (puro e con buone proprietà), raffinato (con 50% di grassi saturi), palmisto (con 85% di grassi saturi).

I danni che provoca sono dovuti soprattutto al suo eccessivo consumo giornaliero (non bisogna superare il 10% del totale di grassi saturi) e al fatto che certe industrie alimentari non pubblicano chiaramente la composizione dell’olio che usano.
Studi pubblicati da istituzioni attendibili quali l’Istituto Superiore di Sanità, l’Istituto Mario Negri, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare ed altre ancora, ammettono che vi siano scarse prove sulla tossicità dell’olio di palma e che il suo consumo sia correlato all’aumento di malattie cardiovascolari o tumorali.